Solitudine in Due
SOLITUDINE IN DUE
Trentotto anni fa, Caterina portò il futuro marito, Antonio, dai suoi genitori. Bisognava farli conoscere. E annunciare che avevano deciso di sposarsi.
La mamma e il papà capirono tutto subito, appena videro sulla soglia quel giovane sconosciuto. Prima di allora, Caterina non aveva mai portato un corteggiatore a casa. Diceva sempre:
Che senso ha presentarli? Quando avrò deciso di sposarmi, allora ve lo presenterò.
Così, i genitori guardarono con attenzione il giovane, che, visibilmente imbarazzato, sedeva al loro tavolo.
Caterina uscì per un attimo, seguita dal padre.
Stai facendo un errore. Non dovresti sposarlo.
E perché mai? Caterina si mise subito sulla difensiva. Perché fa lagricoltore?
Non è quello il punto, anche se pure quello conta. Vedi, forse è una persona buona, ma siete troppo diversi. Di che cosa parlerai con lui? Sei cresciuta in una famiglia di ufficiali, laureata. E lui? Ragazzo di campagna, sì, lavora sodo, ma è proprio semplice, Caterina, lo si vede subito. Se stai con lui, tra voi ci sarà sempre una parola tra voi: cultura.
Dai, papà, queste sono solo idee superate. Non mimporta. Limportante è che mi ami. E poi a studiare cè sempre tempo; lo aiuterò io ribatté Caterina, sicura di sé.
Vabbè. Ma ricorda: Chi non ascolta i genitori, se ne pentirà più avanti. Poi non dire che non ti avevo avvertita
Il matrimonio si fa. La passione dei primi tempi si placa. Inizia la vita quotidiana.
Antonio, dopo tante insistenze, si iscrive a un corso serale, ma non inizierà mai veramente a studiare. Era Caterina a fare i compiti per lui, sforzandosi in materie tecniche che proprio non le andavano giù. Lui? Ogni tanto andava alle lezioni, poi lasciò perdere definitivamente, dicendo:
Ma a che mi serve? Se ci tieni tu, studia tu.
Caterina cercò di convincerlo, senza successo. Antonio era convinto di sapere già tutto. Perdere tempo con queste stupidaggini, proprio no.
Vabbè, fai come vuoi si rassegna la moglie, lasciando perdere la questione degli studi.
In fondo, pensava, lui stupido non è. Ha letto tutti i libri della sua libreria, si interessa di politica. Al lavoro è apprezzato. Certo, il suo modo di fare è sempre un po campagnolo, ma poco importa. Lha amato così, cosa ci può fare?
Col tempo, però, il rapporto si complica. Antonio non prende mai in considerazione lopinione della moglie. Cerca sempre di sminuirla, di far vedere chi comanda. Faceva osservazioni pesanti davanti agli altri su questioni che, secondo Caterina, non si dovrebbero mai discutere in pubblico, e con una tale sicumera da farla rabbrividire.
In realtà, Antonio non riesce a prendere nessuna decisione difficile; ogni problema familiare finisce tutto sulle spalle di Caterina, che lui considera una cosa ovvia:
Vuoi fare i lavori? Falli tu!
Serve un frigorifero nuovo? Compralo tu!
Bisogna chiudere il balcone? Problema tuo!
Lunica cosa che gli interessa davvero è il pezzo di terra fuori città. Lì Antonio si sente nel suo regno.
Molti potrebbero dire: Non è poco! Ma lorto dura solo tre-quattro mesi lanno. Tutto il resto del tempo, Caterina è sia moglie che marito.
Da giovane, non ci faceva caso. Poi la fatica si è fatta sentire. Lui, invece, abituato a vivere alle spalle della moglie, non aveva intenzione di cambiare. Perché mai? A lui andava bene così. In vita sua, non ha mai portato a Caterina neanche un tulipano per la Festa della Donna. Una volta, parlando di regali, le ha detto serissimo:
Ti ho già fatto il regalo, ben due volte. Guarda le nostre figlie che girano per casa!
Caterina non discuteva più. Giustificava pure lui: Non cè abituato, non si fa nella sua famiglia. Passerà.
In società, Antonio era sempre stato chiuso. Non sapeva né voleva parlare con la gente. Allinizio le amiche chiedevano a Caterina se suo marito sapesse almeno parlare. Lei rideva.
Ma a lui dava fastidio la facilità con cui la moglie si relazionava con tutti. Di tutti i suoi amici e parenti parlava male, mentre lui, di amici, non ne aveva mai fatti, in tutta la vita.
Caterina non solo si occupava di tutto in casa, ma guadagnava anche bene. Non è mai stata sulle spalle di Antonio. Anche nei periodi difficili, trovava sempre un modo per arrotondare. Sapeva: su di lui, poco da sperare. Non ti basta? Allora lavora di più! Lui andava al suo lavoro e si riteneva a posto.
Col passare degli anni, Caterina si è resa conto che non aveva nulla da dire al marito. Vedevano il mondo in modo completamente diverso. Se le piaceva un film, lui lo stroncava. Quelli scelti da lui, lei non li sopportava più di dieci minuti. Di musica o libri sarebbe stato inutile parlare.
Anche i caratteri sono opposti: lei altruista, pronta a tutto per lui, per i figli, per gli amici. Lui, invece, egoista fino allosso, pensa solo a se stesso. Risultato: mangiano cose diverse, non condividono alcun interesse, non cè più affetto, le figlie sono andate via. Trentanni di convivenza sulle spalle. Insieme ma ognuno per conto proprio. Estranei, insomma.
Antonio, dal canto suo, pensa che la moglie sia diventata arrogante, che non lo rispetti. E non importa se si accolla ogni responsabilità: per lui deve.
Così, ogni tanto, si ubriaca e sfoga tutto su di lei: sui suoi genitori ormai morti, sui suoi parenti. Ogni gesto e parola Caterina viene sottoposta al suo giudizio. La offende, la umilia. E lo fa con gusto, come un padrone che rimette a posto la servitù.
Quando gli passa la sbornia, non capisce perché lei faccia fatica a parlargli.
Ho solo detto la verità!
Impossibile spiegargli che è solo la sua verità. Unaltra non la può né capire, né accettare.
Ecco, ora Caterina è seduta davanti a me e, tra le lacrime, racconta:
Non ce la faccio più È come vivere sempre su una polveriera. Non si sa mai cosa gli salterà in testa, né quando esploderà. Sono stanca di adattarmi, scendere a compromessi, sopportare. Ma che fare? Divorziare? A che pro? Questuomo non se ne andrà mai. Continuerà a tormentarmi giorno dopo giorno. E il peggio è che è convinto di avere ragione. Dopo ogni sua confessione, ci metto settimane a riprendermi. Ricompongo i pezzi. Alla fine, ci sono la famiglia, le figlie, i nipoti. Mi trovo sempre un motivo per restare. Provo a smussare gli angoli, a parlare civilmente. Ma lui lo interpreta sempre come una sua vittoria. E ricomincia da capo, peggio di prima.
Sono stufa, mi viene solo voglia di urlare Ma tanto non saprei dove andare. Certo, potrei andarmene, ma poi cosa? Quando beve, perde la ragione. Se vado via, tutto il vicinato di perditempo si trasferisce a casa mia. Rovinano tutto già visto.
Tocca resistere Mi dispiace lasciare la mia casa in mano al destino.
Sai, quando le figlie erano piccole, la nostra diversità non si notava tanto, non pesava. Cera troppo da fare, non si aveva tempo per riflettere. Ora che siamo rimasti soli, è diventato insopportabile. Due estranei sotto lo stesso tetto eppure sono passati trentotto anni
Eh sì Aveva ragione papà La cultura È sempre rimasta tra noi.