Non di sangue
Hai iniziato, ora finisci! Antonio alzò la voce verso Natalia, E se non sai niente di sicuro, allora non parlare a vanvera…
Lo so eccome, sorrise Natalia, guardandolo negli occhi, tra me e lei non ci sono mai stati segreti…
Ricordo come Antonio e Anita si erano conosciuti in modo assolutamente banale. Era inverno, le strade di Torino erano ghiacciate. Una mattina, mentre andava al lavoro, Anita era scivolata sul marciapiede ghiacciato, cadendo e ferendosi un ginocchio. Antonio laveva aiutata a rialzarsi, accompagnandola persino al pronto soccorso.
La radiografia aveva escluso fratture e Anita, dopo aver ricevuto le sue prescrizioni riposo e una fasciatura elastica era stata rimandata a casa. In tutto quel tempo, Antonio era rimasto accanto a quella ragazza simpatica; aveva persino chiamato il capo per chiedere mezza giornata di permesso. Solo dopo aver fatto salire Anita su un taxi si era rilassato ed era tornato a lavorare, facendole però promettere che, una volta arrivata a casa, lo avrebbe chiamato per rassicurarlo.
Ad Anita sorprese subito quel ragazzo premuroso e gentile. Non ne aveva mai incontrati così e, quasi senza accorgersene, si era lasciata conquistare. Seguì il periodo più romantico della loro storia: passavano ore al telefono, si scrivevano messaggi di continuo, chiacchierando di tutto. Antonio si interessava a ogni aspetto della vita di Anita. Le augurava buongiorno ogni mattina, buonanotte ogni sera e, durante il giorno, le chiedeva se si fosse coperta bene, se avesse mangiato, come fosse andata la giornata.
Per Antonio, tutto ciò era naturale. In casa sua ci si era sempre presi cura gli uni degli altri. Viveva da solo nellappartamento che aveva ereditato dalla nonna, mentre i suoi papà e mamma abitavano poco lontano, nella cittadina vicina. Da bambino avevano vissuto tutti insieme, affittando nel frattempo lappartamento della nonna; la famiglia era molto unita e mai cerano stati litigi, così Antonio era cresciuto in unatmosfera serena e ricca di fiducia. Poi, dopo la morte della nonna, Antonio era cresciuto abbastanza da poter vivere da solo e si era trasferito nellappartamento lasciatogli in eredità.
Con le ragazze, però, non aveva avuto fortuna. Era un tipo timido, troppo riservato per rimorchiare per strada, non frequentava locali e non aveva amici con cui uscire. Con Anita era stato tutto spontaneo, la situazione era diversa: aveva semplicemente visto una ragazza in difficoltà e aiutato, come era nel suo carattere. Col tempo, era arrivato a credere che fosse stato il destino a farli incontrare.
Dopo due mesi si sposarono. Fu quasi per gioco: Antonio, scherzando, chiese ad Anita di sposarlo e lei rispose:
Dai, facciamolo davvero! Andiamo subito in Comune a fare la domanda!
Riuscirono ad arrivare in tempo, a unora dalla chiusura dellUfficio Anagrafe e fissarono la cerimonia alla prima data disponibile. I genitori di Antonio furono un po sorpresi da tutta quella fretta, ma approvarono: la ragazza era piaciuta tanto anche a loro.
La madre di Anita viveva invece a Novara. Anita la chiamò per darle la notizia, ma non poté partecipare alle nozze perché la nonna di Anita, che stava male, non poteva essere lasciata da sola.
La loro fu una bella famiglia: serena, senza litigi, dove lamore cresceva ogni giorno. Quando nacque il piccolo Massimino, la felicità aumentò; divennero però anche maggiori le responsabilità. Un giorno, durante una delle loro feste, la cara amica di Anita, Natalia, aveva esagerato col vino, tanto che dovettero chiamarle un taxi.
Festeggiavano lanniversario di matrimonio insieme alla famiglia in una trattoria: cerano i genitori di Antonio, Olga e Giorgio, il piccolo Massimino di cinque anni tutto serio mentre brindava coi grandi alzando il bicchiere di succo e Anita aveva invitato la sua cara amica Natalia. Loro due erano come sorelle, anche più. Si erano conosciute alle superiori e lamicizia era rimasta fortissima, anche se nel privato Natalia aveva avuto meno fortuna: a trentanni era ancora single, a differenza di Anita, sempre ammirata e corteggiata. Natalia, invece, era bassina, un po goffa e con un viso che sembrava un disegno abbozzato e cancellato mille volte.
Da sempre, tutta lattenzione dei ragazzi era per Anita. Eppure, lamicizia con lei aveva dato anche a Natalia qualche vantaggio: la madre di Anita non lasciava uscire la figlia da sola agli appuntamenti ma, con Natalia, sì. Così finiva per essere invitata anche lei alle serate in compagnia ed era al centro, seppure solo marginalmente, delle attenzioni dei ragazzi. Ma a sposarla non laveva mai chiesta nessuno, mentre Anita riceveva richieste di matrimonio già al liceo e aveva selezionato con cura il suo compagno.
Quella sera, Natalia a fatica scese i gradini della trattoria e sarebbe caduta almeno tre volte se Antonio non lavesse aiutata. Al piano di sopra lo aspettavano la moglie, il figlio e i genitori, mentre in strada stava arrivando il taxi di Natalia, chiamato da Anita. La donna riusciva a malapena a reggersi in piedi, e Antonio, che non laveva mai vista così, si offrì di accompagnarla.
Auguri agli sposi! Eh, ci vuole fortuna nella vita… A me niente, ma a te Anita sì, sempre! Natalia cominciò a parlare più forte, la gente si voltava Da quando eravamo ragazzine, per lei tutto facile! Con gli uomini faceva quello che voleva e voi, sciocchi, ci cascate! Dovreste ragionare col cervello, non con! Anita è bella, ecco perché dimenticate tutto il resto
Appena usciti, a pochi passi dal taxi, Natalia dimprovviso si staccò dal braccio di Antonio e, con voce lucida, gli disse:
Ma sai di chi cresci il figlio? Non è tuo, quel bambino non è tuo!
Che vai blaterando! Antonio si trattenne a stento dal darle uno schiaffo. In quel momento, lintera via illuminata dai lampioni sembrò girare davanti ai suoi occhi, chiuse forte le palpebre cercando di fermare la vertigine, voleva afferrare Natalia e scuoterla, farle smettere di dire certe cose, ma lei continuava implacabile:
Guarda come sei sbiancato! Ma davvero non ci avevi pensato? Massimiliano è nato troppo presto! E la vostra è stata una corsa al matrimonio, pensi che Anita ti amava così tanto da non poter aspettare? Macché! E poi non ti somiglia nemmeno, possibile che non te ne sei accorto? Prima di te cera un altro, la voleva sposare, le ha fatto perdere la testa poi lha lasciata, le ha spezzato il cuore! E ti ci sei trovato dentro!
Antonio infilò Natalia nel taxi quasi di forza, non voleva sentire altro, chiuse la portiera e se ne andò. Ma quando il taxi sparì all’angolo, lei gli telefonò. Senza nemmeno rendersene conto, Antonio rispose.
Chiedilo a tua moglie! disse Natalia ridendo sguaiatamente Solo io devo star male mentre voi gioite? Ora sarà il suo turno di ballare sui carboni ardenti! e chiuse.
Quella risata risuonò nella mente di Antonio per tutto il resto della serata. Per quanto tentasse, non riusciva a scrollarsi di dosso le parole di Natalia. In fondo, era pur vero che Massimino era nato in anticipo… Lui però non ci aveva mai pensato, ci sono anche bambini prematuri!, si diceva. Non aveva mai fatto caso a certe differenze di peso o di aspetto, era solo felice. Amava suo figlio dal primo momento e mai aveva pensato che potesse non essere suo.
Anche i suoi genitori adoravano quel nipote: lo invitavano spesso, lo portavano allo zoo, al museo. Maledetta Natalia! Era riuscita a togliere tutta la gioia, tutta la pace. Non riusciva a pensare ad altro: Massimino era biondo e minuto, mentre Antonio era moro e robusto. Sua madre, Olga, diceva che i capelli cambiano mille volte crescendo Ma la corporatura? Anita era slanciata come lui E il colore degli occhi? Antonio diventava matto dietro queste domande.
Per una settimana rimase senza parlare, senza chiedere nulla. Alla fine cedette e affrontò Anita
Anita lo guardò in modo strano, poi…
Lo sapevo che un giorno me lavresti chiesto. Ma perché ci hai messo cinque anni? disse quasi ironica Potevi dirlo subito e ora saremmo divorziati! Eri convinto che io ti avessi ingannato, che avessi sbagliato tutto! Su, avanti, urlami contro!
Antonio si tirò indietro, incredulo. Ma cosa stava dicendo? Lui lui la amava così tanto che, anche avesse saputo la verità allora, probabilmente lavrebbe perdonata e sposata lo stesso! E ora? Lei ne parlava con una freddezza che lo faceva impazzire. Divorziare? Non ci aveva mai pensato. Massimino, il suo adorato figlio lo amava troppo per lasciarlo. E i suoi genitori? Come dirglielo? Doveva dire tutto, oppure lasciare le cose comerano?
Ma Anita sembrava temere i suoi sentimenti. Litigarono pesantemente. Antonio raccolse le sue cose e andò via. Lappartamento della nonna era libero perché in quel periodo non era affittato, così ci andò a stare. Vi rimase due settimane. Furono giorni difficili, gli mancavano entrambi, la moglie e il figlio. Ci rifletté molto e capì che non voleva cambiare niente. Natalia aveva cercato di rovinare tutto, ma lui non glielavrebbe permesso.
Antonio tornò da Anita e dal bambino.
Perdonami! Ho detto parole cattive, e non te le meritavi, piangeva Anita, avevo paura che, sapendo tutto, smettessi di amarmi, e allora volevo anticiparti, così forse soffrivo meno. Ho sempre temuto questo momento!
No, Anita… le sussurrò Antonio abbracciandola stretta Abbiamo vissuto cinque anni insieme e ancora non hai capito chi sono. Ti amo, amo Massimino, nessuno potrà cambiare questo. Ti capisco e non ti giudico Che potevi fare? Avevi paura di perdermi, per questo hai taciuto… Tra noi c’è un amore vero, nessuna Natalia potrà distruggerlo, credimi!
E allora basta, sussurrò Anita, stringendosi a lui, mentre si asciugava le lacrime ma quella donna non voglio più vederla, mai più!
E ai miei genitori cosa diciamo? chiese Antonio, il pensiero che gli bruciava dentro Loro adorano Massimino Che facciamo?…
…Glielo dissero, ma solo tempo dopo. Dopo un mese e mezzo, rivelarono che Anita aspettava un secondo bambino e che presto la famiglia sarebbe stata ancora più grande.