Estranea nella propria casa Uncategorized

By redactia
April 18, 2026 • 3 min read

INTRUSA NELLA PROPRIA CASA

Ricordo bene come Anna, sin da giovane, avesse costruito quella casa con il marito Matteo, mattone dopo mattone, mettendo in ogni parete tutta la sua anima. Quando il figlio Giovanni prese in moglie Lucia, Anna era davvero convinta che la casa si sarebbe riempita di nuove risate e di quel calore domestico tutto italiano. Ma bastarono pochi mesi perché laria in casa si facesse pesante, più densa di una nebbia padana dinverno.

Lucia cominciò una guerra silenziosa che, a posteriori, sembrava molto ben studiata. Prima cambiò di posto i mobili preferiti di Anna senza nemmeno consultarla. Poi tolse le vecchie tende di lino, a cui Anna era tanto affezionata, e le gettò via senza batter ciglio. Anna fece finta di nulla, pur di vedere felice il figlio, ma Lucia voleva di più. Ambiva a diventare lunica padrona di casa.

Mamma, potrebbe abbassare un po la televisione in camera sua? Ho un terribile mal di testa, diceva lei nel primo pomeriggio, con voce sottile.
Mamma, per favore, quando cucino preferirei stare da sola in cucina. Mi distrae, rimarcava ogni sera, quasi come se seguisse un copione.

Al figlio, però, Lucia raccontava tuttaltro: «Sai, tua madre ormai è invecchiata, si lamenta di continuo, mi tiene sempre docchio. Mi sento soffocare, mi vien da piangere ogni giorno.» E così Giovanni, combattuto tra due donne che amava, col tempo cominciò a dare peso alle parole della moglie.

Tutto si decise in una gelida serata di gennaio. Anna si sentiva vacillante, le era salita la febbre. Uscì in cucina per chiedere una tazza di tè, ma un sussurro proveniente dal salotto la fece fermare.

Giovanni, sussurrava Lucia al marito, non posso più andare avanti così. Tua madre occupa la stanza migliore della casa. Non si potrebbe sistemarla nella dependance? Lì starebbe tranquilla e noi avremmo più spazio. O magari potrebbe andare a stare da sua sorella in campagna?
Giovanni esitò: «Ma Lucia questa è casa sua.»
Era sua, ora è nostra! ribatté freddamente lei. Se resta, io torno dai miei. Scegli tu.

Anna non aspettò oltre. Entrò nel salotto, pallida ma con la testa alta, come una vera signora di altri tempi.
Non sarà necessario scegliere, disse piano ma decisa. Lucia, hai ragione, la casa deve essere della famiglia. Ma questa casa, secondo i documenti, è ancora mia. Non ho nessuna intenzione di trasferirmi nella dependance. Giovanni, ti voglio bene, ma se credi davvero che tua madre sia di troppo, la porta è aperta per entrambi. Preparate pure le valigie.

Lucia aveva contato sulla debolezza di Anna, e aveva sbagliato i conti. Vedendo le lacrime negli occhi della madre e la freddezza nello sguardo della moglie, Giovanni sembrò svegliarsi da un lungo sogno. Quella notte non se ne andò lui. Se ne andò Lucia, strepitando che un giorno se ne sarebbero pentiti.

È passato un anno da allora. Giovanni vive con Anna, ha incontrato una donna che apprezza la vita di casa e porta rispetto agli anziani, come si conviene in una famiglia italiana. Anna, nei suoi pensieri, raggiunse una certezza: la bontà non deve mai essere sprovvista di fermezza. Se permetti a qualcuno di entrare nella tua casa, assicurati di non farti cacciare fuori dalla porta.

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