PARTE 2: L’ANIMA ABBANDONATA

By redactia
May 13, 2026 • 3 min read

PARTE 2: L’ANIMA ABBANDONATA

La sua mano tremante si bloccò a mezz’aria. L’espressione di disperata supplica svanì, sostituita da un gelo velenoso.

«Chi credi che crederà a una bidella?» sibilò, la sua voce un sussurro letale. «Tutti qui mi temono e mi rispettano. Tu? Sei solo una macchia che ho spazzato via vent’anni fa.»

Si alzò in piedi, rimettendosi la maschera regale, e abbaiò alle guardie di sicurezza:
“Mandate via questa pazza! Non solo è una ladra, ma è chiaramente instabile mentalmente!”

La folla iniziò a mormorare. Sguardi sprezzanti si posarono di nuovo sulla ragazza inginocchiata sul pavimento.
Ma poi… la ragazza rise.

Una risata chiara e beffarda che echeggiò attraverso la volta del soffitto.

«Mamma, hai dimenticato una cosa», disse la ragazza, alzandosi e spolverandosi lentamente la tuta da lavoro a brandelli.
“Il ciondolo ’02 – My Soul’ non è l’unica prova.”

Tirò fuori dalla tasca un piccolo telecomando. L’enorme schermo a LED dietro il podio si accese.
Invece di scintillanti collezioni di gioielli, esponeva un vecchio documento bruciacchiato.

Era il testamento di suo padre.

«Papà non è morto in un incidente, vero?» dichiarò la ragazza, la sua voce che squarciava il silenzio come una lama. «Il testamento dice chiaramente: l’intera fortuna va al figlio biologico, a condizione che la madre lo cresca fino al compimento dei 21 anni. Se il bambino scompare o muore, la madre non riceve nulla e ogni centesimo va in beneficenza.»

Il volto della donna impallidì. “Come… come hai fatto a procurartelo?”

“Credevi di averlo bruciato insieme allo studio di papà? Ma lui conosceva la tua crudeltà. Aveva inviato l’originale al suo confidente più fidato molto prima dell’incendio.”

In quello stesso istante, le grandi porte si spalancarono.
Un gruppo di avvocati e agenti di polizia di alto profilo fece il suo ingresso. A guidarli c’era un uomo dai capelli bianchi: il migliore amico di suo padre e presidente del più grande gruppo assicurativo del paese.

“Non hai semplicemente abbandonato tuo figlio”, annunciò l’avvocato. “Hai commesso frode assicurativa e tentato di appropriarti illegalmente di beni per due decenni.”

La donna urlò, avventandosi contro la ragazza, ma fu prontamente bloccata dagli agenti. La folla che solo pochi istanti prima la derideva ora indietreggiò inorridita, prendendo le distanze dalla donna che precipitava nell’abisso della vergogna.

In mezzo al caos, la ragazza strinse a sé il ciondolo di smeraldo.
Guardò sua madre che veniva portata via, senza versare una sola lacrima di rimorso.

UN ANNO DOPO.

L’antica dimora era stata ristrutturata e trasformata in un orfanotrofio chiamato “L’Anima”.
Niente più profumi costosi. Niente più arroganza soffocante. Solo il suono delle risate dei bambini.

La ragazza era ora la presidentessa della più grande fondazione benefica della regione. Se ne stava in piedi sul balcone, con lo sguardo rivolto verso l’orizzonte.
La collana era ancora al suo collo, ma non rappresentava più un peso del passato.

A quanto pare, non era venuta a cercare la madre scomparsa.
È venuta per ritrovare se stessa e per portare pace all’anima di suo padre.

La vendetta più dolce non fu distruggere il suo nemico, bensì vivere una vita splendida dalle ceneri che questi si era lasciato alle spalle.

 

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